Defibrillatore semiautomatico: ecco perché deve poter essere utilizzato da tutti ed è tempo che la legge italiana si adegui.

Defibrillatore semiautomatico: chiariamo qualche punto

Partiamo dalla notizia che ieri è rimbalzata su molti giornali in seguito ad un appello che arriva proprio dai medici del Policlinico San Matteo. Se i defibrillatori semiautomatici – che funzionano diversamente da quelli ospedalieri e si regolano in totale autonomia decidendo se è il caso di erogare o meno la scossa – potessero essere utilizzati anche dai cittadini privi di alcuna competenza (ribadiamo, dato che non sono necessarie competenze in quanto è lo strumento a prendere le decisioni) sarebbero evitabili molte morti.

Europa e Stati Uniti

In moltissimi Stati europei, ma anche negli Stati Uniti, i cittadini senza alcuna formazione possono utilizzare i defibrillatori semiautomatici e le statistiche parlano chiaro. Ogni minuto che passa una persona con un arresto cardiaco in corso perde il 10% di possibilità di salvarsi. Qui non si tratta, ovviamente, di sostituirsi ai medici bensì di fornire un aiuto che può cambiare le sorti di una vita utilizzando uno strumento tarato per agire in totale autonomia.

Intervista al dottor Enrico Baldi

Per approfondire l’argomento ci siamo rivolti al medico che ha lanciato l’appello, Enrico Baldi, specializzando in Cardiologia presso il San Matteo di Pavia. Per prima cosa abbiamo cercato di capire per quale motivo la legge italiana abbia il freno a mano tirato sulla questione: “Ci vorrebbe un sforzo legislativo, in fondo le linee guida sono già tracciate e sono quelle europee che garantiscono la totale sicurezza dell’apparecchio, anzi la incoraggiano. Per questo la situazione attuale appare stridente. L’italia nel 2001 è stata fra le prime a decretare che questo genere di defibrillatore potesse essere fruibile soltanto dopo un corso. Ora siamo nel 2018, le normative europee invitano i cittadini ad usare i defibrillatori semiautomatici per salvare la vita a chi si trova in difficoltà, moltissimi paesi europei seguono questa direttiva, abbiamo avuto 17 anni per adeguarci da allora, ma non è stato fatto. Basterebbe un confronto serio con qualche politico ragionevole disposto ad ascoltare l’oggettività della situazione. “.

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Come reagiscono i colleghi europei?

Abbiamo quindi chiesto al cardiologo come reagiscono i colleghi medici europei quando vengono a conoscenza del fatto che in Italia il defibrillatore semiautomatico – che è progettato per fare tutto da solo, togliendo qualunque possibilità di scelta a chi si limita ad azionarlo – può essere utilizzato soltanto previo corsi specifici. “I colleghi stranieri dicono “non ho capito” perché non capiscono il senso” ci risponde Baldi “L’attuale legge deriva da una prudenza iniziale nel tenere il freno a mano tirato, può anche starci, ma poi l’esperienza e l’empirismo dovevano portare a toglierlo questo freno”. Ovviamente ci sono situazioni in cui i corsi restano fondamentali, come nei casi delle associazioni sportive.

Un defibrillatore per tutti? No, un defibrillatore come un estintore

Potrebbe essere sensato immaginare un futuro prossimo in cui tutti i nuclei familiari sono dotati di un defibrillatore automatico? “Non ci sono studi che dimostrino l’utilità di un singolo apparecchio per ogni casa. La situazione ideale, invece, è quella dell’estintore. Pensiamola in modo diverso: in ogni condominio, luogo di pubblico ritrovo, se ci si pensa, c’è un estintore. La logica potrebbe essere la medesima, al bisogno lo si utilizza, a disposizione della collettività” chi spiega il cardiologo.
Per chi volesse saperne di più, imparare a praticare un massaggio cardiaco e seguire corsi di primo soccorso a Pavia e dintorni segnaliamo l’Associazione Pavia nel cuore, gestita proprio dal Dottor Baldi.