Defibrillatore a portata di cittadini per salvare molte più vite rispetto ad ora: l’appello del Policlinico di Pavia che snocciola dati che fanno riflettere e guarda al modello estero.

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Defibrillatore: la legge va rivista

Uno studio del Policlinico San Matteo di Pavia, presentato durante il congresso Acute Cardiovascular Care 2018 dell’European Society of Cardiology tenutosi a Milano dal 2 al 5 marzo, il Dae (defibrillatore semiautomatico esterno) è ancora troppo poco utilizzato. In molti luoghi pubblici queste macchine capaci di far ripartire un cuore in arresto, mediante scossa elettrica, sono presenti. Ma non è possibile per i cittadini utilizzarli, può farlo solamente chi è in possesso di uno specifico certificato che ne attesti l’abilitazione all’uso.

Cambiare la legge

Sono molti gli esperti che ritengono che questa legge andrebbe rivista al più presto, per dare la possibilità a tutti i cittadini di usare il Dae. dovrebbe essere rivista al più presto per estendere la possibilità di utilizzare i Dae a tutti i cittadini. Dallo studio del San Matteo è emerso che anche in mancanza di un training specifico, l’apertura dell’uso del macchinario, aumenterebbe esponenzialmente il numero di pazienti che si potrebbero salvare.

Facilità di utilizzo

I Dae sono strumenti facili da utilizzare: hanno solo due tasti, uno per accender il dispositivo e uno per erogare la scarica elettrica che deve far ripartire il cuore. Vi sono inoltre chiare e semplici istruzioni vocali che guidano l’operatore e valutano in autonomia se l’erogazione della scarica è necessaria o meno. A spiegare la facilità di funzionamento è l’autore dello studio Enrico Baldi, medico specializzando in Cardiologia presso l’Università di Pavia e il Policlinico San Matteo di Pavia, che sottolinea quanto sia impossibile forzare l’apparecchio e sbagliare la manovra, chi li usa, infatti, è esonerato da qualsiasi possibile responsabilità medica.

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Lo studio sui casi pavesi

Lo studio di Baldi ha esaminato tutti gli arresti cardiaci della provincia avvenuti tra l’ottobre 2014 e marzo 2017, utilizzando i dati provenienti dal Registro degli Arresti Cardiaci della Provincia di Pavia (Pavia CARe). Confrontando la situazione italiana con quella statunitense, dove i cittadini possono utilizzare il defibrillatore, emerge che nel nostro Paese soltanto nel 6,4% dei casi i presenti ad un arresto in corso hanno usato il Dae, mentre negli Usa è stato il 15-20%. A questo dato va aggiunto che il tasso di sopravvivenza dei pazienti assistiti con il Dae prima dell’arrivo di un’ambulanza è vertiginosamente più alto (60%) rispetto a quello dei malati soccorsi unicamente all’arrivo del personale sanitario (24%). A fronte di ciò il medico lancia un appello: la legge italiana andrebbe modificata legittimando tutti i cittadini ad utilizzare il Dae a prescindere dal fatto che siano o meno “preparati”.

Linee guida sulla Rianimazione dell’European Resuscitation Council

A conferma del quadro dipinto da Baldi ci sono le linee guida europee sulla Rianimazione Cardio-Polmonare, promulgate dall’European Resuscitation Council nel 2015 in cui si dice che l’utilizzo dei Dae da parte di persone non formate è sicuro ed efficace e deve essere incoraggiato. Insomma se in Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, la legge prevede che chiunque possa utilizzare un Dae forse è tempo di farsi un paio di domande.