Doppio intervento estremamente complesso, a poca distanza l’uno dall’altro, messo in campo dai cardiochirurghi e dai chirurghi vascolari del San Matteo su una paziente di 45 anni.

Doppio intervento

Intervento complicatissimo al San Matteo su una 45enne con una malattia rara ereditaria che interessa i tessuti connettivi e che affligge, oggi, nel nostro Paese, circa 15.000 persone. Lo spirito di squadra e il lavoro di équipe tra i due team specialistici ha fatto la differenza e ha salvato la vita alla donna che, in questo momento, è ricoverata, al DEA, presso la Rianimazione, con una evoluzione post operatoria decisamente favorevole. I medici sono ottimisti: corposa è la loro speranza che possa farcela.

Sindrome rara

Non era così qualche giorno fa: la signora s’era presentata in Pronto Soccorso con forti dolori al torace e all’addome. Era già nota agli specialisti del Policlinico: affetta da una sindrome rara, è seguita da tempo dal Centro Malattie Genetiche Cardiovascolari, diretto da Eloisa Arbustini. Di più: a causa della sua patologia, che porta alla dilatazione e alla rottura delle arterie, era stata sottoposta, negli anni addietro, a più interventi cardiochirurgici nel tempo, per la ricostruzione dell’aorta ascendente. La signora, dopo una serie di accertamenti ed esami strumentali, viene ricoverata in Chirurgia Vascolare, con una diagnosi di dissecazione aortica acuta (malattia vascolare gravata da un’alta mortalità, se non trattata con chirurgia d’urgenza), con una concomitante complicazione cardiaca. “E’ qui – spiega Franco Ragni, responsabile clinico della Chirurgia Vascolare – che il lavoro di équipe tra i miei colleghi di struttura e i cardiochirurghi palesa quella marcia in più che consente di raccogliere le sfide più difficili e di condividere i diversi trattamenti”.

Lavoro di squadra

La paziente viene inizialmente sottoposta ad una operazione per la sostituzione dell’aorta ascendente, “comprese una serie di altre procedure – racconta Stefano Pelenghi, Direttore della Cardiochirurgia – fra cui la disposizione sull’aorta discendete di un impianto pronto ad ospitare endoprotesi, già pianificate insieme con i chirurghi vascolari”. Specialisti che operano successivamente, con una tecnica mini invasiva, a distanza di 48 ore dall’intervento cardiochirurgico: “si sono impiantate due endoprotesi attaccandosi alla protesi disposta dai cardiochirurghi, ripristinando – aggiunge Ragni – il regolare flusso sanguigno della paziente”. Le due operazioni sono perfettamente riuscite: la prima è stata eseguita da Stefano Pelenghi, Giuseppe Silvaggio, Christian Scarpari e Matteo Azzarà; l’équipe vascolare era composta oltre che dal responsabile clinico della struttura, da Vittorio Arici e Antonio Bozzani, con l’intervento anestesiologico di Giulia Ticozzelli. Attualmente la quarantacinquenne, ricoverata presso la struttura diretta da Giorgio Iotti, è stabile: le sue condizioni stanno decisamente migliorando e non si esclude, fra pochi giorni, la sua dimissione dalla Rianimazione per il reparto di degenza.

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