Festa delle donne: il nostro storico Simone Rega ci racconta le donne della Bassa che hanno riscritto la storia con la loro personalità.

Festa delle donne: le mantovane che hanno scritto la storia

L’8 marzo si può celebrare nei modi più consueti. Il post con una classica citazione, un mazzo di mimose o una cena romantica. L’alternativa è farlo con cultura e rileggere i grandi valori, oggi fondamentali, riletti nelle donne del passato che hanno lasciato un segno rilevante. Come a dire che a Mantova oltre i Gonzaga maschi c’è di più. Mini storie di quattro donne, mantovane e non, che raccontano un 8 marzo di riflessione.

La donna che fece inchinare un imperatore. Le lotte di Matilde

Il coraggio di Matilde di Canossa (1046-1115) è quasi leggendario. La sua storia non si può sprecare per dare spazio a quattro righe di date e dati. Basti ricordare che a 30 anni si ritrova da sola a governare un territorio che andava dal Lago di Garda a Tarquinia. Morto il padre da piccola per un agguato con freccia avvelenata, morta la madre e la piccola Beatrice pochi giorni dopo averla messa  al mondo. E fu anche accusata da suo marito Goffredo il Gobbo di portare il malocchio perché non riusciva a dargli un figlio maschio. Il secondo matrimonio finì anche peggio e fu annullato sei anni dopo. Matilde, nel pieno tormento della Lotta per le investiture, si ritrova tra due fuochi: il papa Gregorio VII ed Enrico IV, tra l’altro sui cugino di secondo grado. E’ a lei che dobbiamo il famoso detto “andare a Canossa” perché fece aspettare l’imperatore per tre giorni e tre notti davanti al portone del suo castello a Canossa. Era il mese di Gennaio. Accetta in seguito le disposizioni del nuovo imperatore Enrico V e si ritrova con il prestigioso titolo di Viceregina d’Italia e Vicaria Imperiale.

Barbara tra amore, famiglia e politica. Una manager di oggi.

La saggezza di Barbara di Brandeburgo (1422-1481) fa più luce sul periodo d’oro di Casa Gonzaga. Il merito non fu solo del marito Ludovico II. Già a dieci anni Barbara viene promessa sposa al futuro marchese di Mantova in seguito agli accordi politici tra l’imperatore Sigismondo e i Gonzaga. Barbara si trasferisce a Mantova, si forma nella Cà Zoiosa, oltre a quattro lingue impara anche il dialetto mantovano. Il matrimonio con Ludovico fu per politica ma anche per amore. Finalmente c’entra il cuore. Non si occupava solo dell’orto, delle galline, della coltivazione dei bachi da seta e preparava ottimi manicaretti. In assenza del marito era lei ad occuparsi del governo della città, curò personalmente l’educazione dei figli e teneva la corrispondenza diplomatica con le altre Corti. Una donna, straniera per l’epoca, che ha saputo cogliere la mantovanità con saggezza e intelligenza.

Leggi anche:  Debutto letterario per Davide Rossi autore pavese e vercellese

Forse la prima dandy. Isabella ovvero la vita dedicata all’Arte

Di Isabella d’Este (1474-1539) tutto è stato raccontato e celebrato. La si è definita come la prima donna del Rinascimento per le mode che ha lanciato e per i gusti che dato alla Corte dei Gonzaga e al resto dell’Europa. Forse è stata, diremmo oggi, la prima grande influencer della storia. Da Mantova partivano verso tutta Europa delle bamboline con le sue fattezze e abbigliate con gli abiti da lei realizzati. La prima rivista di moda che dettava stili e tendenze. Famosi e richiestissimi erano i suoi cappelli e s’inventò perfino la capigliara. Non c’era cosa che non sperimentava: suonava il liuto, scriveva ricette pare gustosissime, preparava profumi. Teneva una forte corrispondenza con gli artisti e i mercanti d’arte per saziare il suo “insaciabile desiderio de cose antique”. Leonardo da Vinci, in una veloce tappa a Mantova, fermò la sua bellezza in un ritratto oggi conservato al Louvre. Pare che dettasse lei le condizioni: meno mento, alza le spalle, la fronte meno alta…

Quando la bellezza diventa accoglienza. Giovanna l’ideale Ministro alla Cultura

Le vicende della Contessa Giovanna d’Arco (1880-1973) ricordano per eroismo quella della sua omonima. Non si parla di battagli né di fazioni ma semplicemente di cultura. Palazzo d’Arco è la casa-museo che fa compiere ai visitatori un salto nel tempo. Ogni stanza è al tempo eleganza e accoglienza familiare. Nel suo testamento la Contessa dichiara di lasciare il suo patrimonio alla città di Mantova e di crearne una Fondazione, l’attuale Fondazione d’Arco per provvedere alla conservazione del Palazzo e degli oggetti d’arte custoditi all’interno. Quadreria, collezione di stampe antiche, raccolte di storia naturale. Tutto, grazie al suo gesto generoso e audace, è diventato accessibile agli studiosi e al pubblico. Come a dire che la cultura condivisa è meno silenziosa e diventa conoscenza e partecipazione.

Il curatore

Simone Rega è laureato in Storia dell’Arte ed ha conseguito il Master di primo livello in Management della valorizzazione territoriale ed accoglienza turistica. Scrittore e guida turistica, si occupa di promuovere e valorizzare attraverso eventi dedicati e bandi le aziende del territorio. Con il blog Meraviglia a Domicilio racconta Mantova e le piccole curiosità che stanno dietro alla Storia. Ha vinto nel 2012 un concorso nazionale di poesia e nel 2013 ha pubblicato il libro Il Testamento del Clown. E’ presidente dell’Associazione di promozione Sociale RUM Ri-animazione Urbana Mantova che si occupa di welfare e rigenerazione urbana. E’ inoltre local manager di Igersmantova, la community che si occupa di raccontare il territorio di Mantova attraverso Instagram.