E’ sempre più accesa la discussione sull’allarme cinghiali, soprattutto in seguito all’incidente mortale verificatosi nel Lodigiano sulla A1. E’ di ieri la Presa di posizione di Coldiretti Como Lecco. L’associazione di categoria diretta da Fortunato Trezzi da tempo denuncia la pericolosità degli ungulati nel nostro territorio. Ma se il problema è unanimemente riconosciuto, sono le soluzioni a dividere, come dimostra la replica del Wwf Lecco proprio a Coldiretti.

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Allarme cinghiali: la posizione del Wwf

Pubblichiamo integralmente la nota del wwf lecchese

WWF esprime il suo cordoglio per la vittima dell’incidente dei gironi scorsi lungo l’autostrada A1 ed è vicino ai numerosi feriti coinvolti nel grave incidente. Tuttavia, attribuire al branco di cinghiali la diretta responsabilità dell’incidente è riduttivo e strumentale, dovranno essere infatti accertate le responsabilità del gestore dell’Autostrada A1 che doveva assicurare la sicurezza rispetto all’ingresso nell’asse viario di persone o animali controllando adeguatamente le recinzioni che di norma devono essere presenti lungo tutte le autostrade. Come devono essere accertate le dinamiche dello scontro e la velocità delle automobili coinvolte.

Questa tragedia non può diventare il pretesto per richiedere interventi “straordinari” per il controllo delle popolazioni del cinghiale nel nostro paese, la cui proliferazione è risultato di una pessima gestione faunistico – venatoria condizionata da precisi interessi della lobby dei cacciatori.

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Emergenza che si trascina da anni

Sono decenni ormai che si discute dell’emergenza cinghiali invocando interventi urgenti e straordinari, in particolare da parte dei rappresentanti delle Associazioni agricole, senza però proposte concrete e operative se non l’ampliamento delle giornate e dei carnieri di caccia, che non risolvono il problema come dimostrano i risultati conseguiti da Regioni come la Toscana, che hanno già adottato Leggi straordinarie puntando esclusivamente su una maggiore libertà di abbattimento dei cinghiali da parte dei cacciatori.

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Le responsabilità dono dell’uomo

Se esiste un problema di squilibrio delle popolazioni di questa specie, ribadisce il WWF, la responsabilità è essenzialmente dell’uomo che per privilegiare specifici interessi economici e politici ha assecondato la volontà di una crescita incontrollata del cinghiale, diventata anche il pretesto per consentire la caccia di selezione all’interno delle aree naturali protette.

Piano straordinario per la gestione del cinghiale

Per il WWF serve senz’altro un Piano straordinario per la gestione del cinghiale nel nostro paese che preveda interventi prioritari per mettere in sicurezza le strade a scorrimento veloce con maggior traffico veicolare, attraverso dissuasori e sistemi di allerta già sperimentati, interventi per la prevenzione dei danni alle colture agricole ed un programma di contenimento del numero degli animali basato su censimenti seri ed attendibili e l’utilizzo di recinti di cattura in grado di assicurare un prelievo controllato e selettivo degli animali.

Da tempo il WWF ha proposto il coinvolgimento degli stessi agricoltori che subiscono i danni maggiori per una presenza eccessiva del cinghiale nelle aree rurali, togliendo ai cacciatori l’esclusiva della gestione della fauna selvatica. I fatti dimostrano che è irrealistico ed illusorio affidare la soluzione del problema a coloro che lo hanno generato.

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Serve una normativa

Serve con urgenza una normativa nazionale sulla gestione della fauna selvatica non basata esclusivamente sull’attività venatoria ma condotta su serie basi scientifiche con l’utilizzo delle tecniche di contenimento numerico più efficaci, contrastando i conflitti d’interesse oggi presenti nella gestione della fauna selvatica. Serve una normativa specifica che favorisca ed incentivi gli interventi di prevenzione dei danni all’agricoltura, la messa in sicurezza del sistema viario, ed agevoli il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione delle popolazioni del cinghiale.