La Lega Anti Vivisezione contro l’Università degli Studi di Torino per salvare sei macachi utilizzati nella sperimentazione che li renderà ciechi per studi su deficit visivi nell’essere umano.

AGGIORNAMENTO DEL 13.06.2019

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, dopo che la Lega antivivisezione (Lav) le aveva chiesto di bloccare una sperimentazione sui macachi dell’Università di Torino che, secondo l’organizzazione, renderà ciechi gli animali. Nei giorni scorsi c’era anche stata una protesta davanti a Palazzo Nuovo.

“Nel caso della sperimentazione sui macachi all’Università di Torino, l’autorizzazione è stata rilasciata per via amministrativa. Il mio desiderio è quello di vederci chiaro e, per questo, ho chiesto agli uffici del ministero di verificare che siano stati compiuti tutti gli approfondimenti previsti dalla normativa”.

L’esperimento

L’obiettivo dell’esperimento è quello ricreare un «modello animale» per lo studio delle persone affette da «blindsight» ossia persone che hanno perso la vista a causa di un danno cerebrale e non per problemi legati all’occhio. Per la ricerca saranno ‘utilizzati’ 6 primati e volontari umani (pazienti che verranno sottoposti ad esami non invasivi).

Gli esperimenti comportano la lesione della corteccia visiva attuata presso lo stabulario dell’Università di Parma. Il ricorso in parallelo a persone fa decadere ogni giustificazione addotta al ricorso a scimmie, questa la posizione dell’associazione animalista.

Raccolte 12mila firme

La Lav ha lanciato una petizione sul sito (change.org/civediamoliberi) e ha già raccolto 12mila firme per fermare la sperimentazione condotta dall’Unito, e finanziata dall’Unione Europea, che  ha come obiettivo lo studio di nuove tecniche riabilitative per pazienti che hanno avuto problemi alla vista dopo una lesione cerebrale.

“Durante questa sperimentazione sei macachi verranno operati e resi ciechi per studi su deficit visivi nell’essere umano – spiega la Lav nel suo comunicato -. I macachi verranno prima sottoposti a un training durante il quale, quasi ogni giorno, per ore, verranno immobilizzati su delle sedie e costretti a riconoscere delle immagini. Dopo questa fase verranno resi ciechi. L’intervento al cervello, molto invasivo e doloroso, si svolgerà in autunno e l’intera sperimentazione durerà 5 anni. Per fermarla dobbiamo agire”.
I volontari dell’associazione spiegano di essersi rivolti anche al ministro della Salute Giulia Grillo: “L’accesso agli atti ci è stato negato. Per questo abbiamo fatto ricorso due volte al TAR: i cittadini hanno il diritto di sapere in che modo verranno spesi due milioni di euro di fondi pubblici dati dalla Commissione Europea“.

La replica dell’università di Torino

La replica dell’Università di Torino, però, non si fa attendere.

“Al progetto è stato riconosciuto un valore «traslazionale», ovvero ha una ricaduta clinica diretta per la salute umana. Il suo obiettivo ultimo è infatti di validare procedure riabilitative che permettano il recupero della vista a pazienti ciechi in seguito a una lesione al cervello – spiegano dall’ateneo -.Prima di proporre la riabilitazione ai pazienti, è necessario che i meccanismi neurali alla base del recupero della vista siano studiati sull’animale, e le procedure riabilitative valutate rispetto alla loro efficacia e sicurezza. In questa fase, lo studio su pazienti volontari si limita a caratterizzare gli effetti della lesione senza operare alcun intervento attivo”.
Contrariamente a quanto riportato nel testo della petizione gli animali non verranno resi ciechi. Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata ad un solo lato. Come hanno dimostrato numerosi studi precedenti, questa operazione ha un impatto minimo e l’animale resterà in grado di vederee spostarsi normalmente nell’ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili. Inoltre, il cervello non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore”.