Le tracce di un genio in città: Leonardo a Pavia. Pochi sanno che Pavia è “città leonardesca”, alla Bit2019 verrà raccontato il legame che Pavia può offrire al Paese nell’ambito delle celebrazioni intorno ai cinquecento anni dalla morte di Leonardo Da Vinci.

Le tracce di un genio in città: Leonardo a Pavia

Solo gli addetti ai lavori sanno che Pavia è “città leonardesca”. Il legame tra Pavia e Leonardo fu breve ma intenso, e attestato in diversi momenti e per diverse ragioni. La presenza del genio nella città lombarda può essere sintetizzata nei temi essenziali che sanciscono questo rapporto e le conseguenze che esso ebbe sull’arte del maestro: le riflessioni di Leonardo sull’architettura, sull’anatomia umana, sulla matematica e sul rapporto con le antichità.

“Siamo felici – ha dichiarato l’assessore alla cultura e al turismo Giacomo Galazzo – di presentare Pavia in un evento prestigioso come la BIT 2019, ospiti dello stand di Regione Lombardia. Sarà un’occasione importante per promuovere la nostra città, raccontando in particolare i legami che Pavia può offrire al Paese nell’ambito delle celebrazioni intorno ai cinquecento anni dalla morte di Leonardo Da Vinci

I legami con la città

Prima occasione di coinvolgimento di Leonardo a Pavia fu la discussione intorno al modello ligneo del Duomo, il cui avvio dei lavori era iniziato nel giugno del 1488 con la posa della prima pietra. Una lettera di Ludovico il Moro, datata 8 giugno 1490 e indirizzata a Bartolomeo Calco, documenta la chiamata di Francesco di Giorgio Martini, di Antonio Amadeo e di Leonardo a prestare consulenza al grande progetto.

«Franciscum Senensem et Leonardum Florentinum ingeniarios» alloggiarono in data 21 giugno 1490 all’osteria ad signum Saracini. Ma forse già un soggiorno precedente, all’altezza del 1487-1488, poteva aver spinto Leonardo a tracciare gli schizzi in relazione col Duomo pavese che figurano ad esempio nel Manoscritto B, dove compaiono anche ricordi alla perduta chiesa di Santa Maria alle Pertiche.

Anche nel Codice Atlantico conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano figurano studi sul Duomo pavese e anche nel foglio 611a recto Leonardo si dimostra strettamente legato a Pavia: elencando una serie di propositi che mettono in relazione personaggi come Fazio Cardano e Mariani, Leonardo esprime il desiderio di procurarsi un libro di matematica nella biblioteca di corte. I contatti tra Leonardo e lo studium pavese dovettero originarsi già negli anni Novanta, ma si concretizzarono nel 1510-1511, quando Marcantonio Della Torre è Professore di Studi Anatomici. Come attesta Vasari, «Leonardo attese di poi, ma con maggior cura, all’anatomia degli uomini; aiutato, e scambievolmente aiutando in questo messer Marcantonio Della Torre». Gli studi anatomici ora nelle collezioni reali di Windsor avrebbero dovuto comporre un trattato di anatomia lasciato incompiuto.

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Tra le attrazioni che la città esercitò sulla mente del genio leonardesco sta anche la statua del Regisole: il foglio 399 recto del Codice Atlantico riporta le parole di Leonardo sulla statua, ‘cosa antica’ che attirò la sua attenzione e lo stimolò nell’elaborazione del monumento equestre per il Moro, e sulla necessità di imitare le cose antiche.

Gli itinerari “leonardeschi”

Gli itinerari che si possono sviluppare nella città comprendono dunque le seguenti tappe:

– Modello ligneo del Duomo presso i Musei Civici

– Biblioteca visconteo sforzesca, ricostruita virtualmente nella sala della torre sud-ovest del castello

– Dipinti leonardeschi conservati nelle collezioni dei Musei Civici

– San Pietro in Ciel d’oro (nella biblioteca del monastero pare che Leonardo abbia consultato codici antichi)

– Hospitium Saracini

– Duomo e statua del Regisole

– Università (dove Leonardo approfondì i suoi interessi di anatomia, matematica, etc.)

– Il fiume Ticino (per l’interesse di Leonardo per il moto delle acque)

L’obiettivo è un percorso di divulgazione che, pienamente rispettosa dal punto di vista scientifico, diventi un racconto suggestivo che contribuisca alla conoscenza di Leonardo e, attraverso il dialogo che ebbe con la nostra città, di Pavia come luogo di formazione di un genio.

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