Mercoledì 13 Novembre 2019 presso la sala conferenze del Broletto di Pavia si terrà un incontro pubblico, promosso da alcune associazioni pro-life e dal locale circolo PDF della zona, dal titolo “La vita non si tocca”.

Mario Adinolfi a Pavia

Ospite d’onore Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, che non è stato chiamato per fare propaganda elettorale al suo partito, ma perché è uno che “non la manda dire”, soprattutto sui temi etici.

Il convegno

Pavia è una città periferica e di solito non al centro dei dibattiti su scala nazionale. Ciò nonostante il convegno vuole, nel suo piccolo, lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile sul tema del fine-vita e opporsi, con argomenti logici e razionali, ad ogni forma di legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito.

“Ci parlano di libertà di uccidersi”, afferma Mandelli Angelo, uno degli organizzatori dell’evento, “ma l’eutanasia uno non se la dà da solo; viene data da qualcun’altro, che si trasforma inevitabilmente in assassino”.
“Nulla cambia, continua Mandelli, alla natura criminale di un omicidio il fatto che la vittima lo abbia chiesto. Staremmo freschi se le lesioni, le violenze o gli attentati alla dignità delle persone potessero essere giustificati su richiesta della vittima. Ciò trasformerebbe la nostra società in una banda di assassini legalizzati”.

Il convegno intende mettere in discussione molti altri luoghi comuni della propaganda radicale sul fine vita che ci è stata propinata in questi anni. Ad esempio il mito della “morte che libera dalla sofferenza”: una illazione senza fondamento, perché nessun morto è mai tornato indietro a confermarci questa ipotesi. Oppure il mito di una presunta “autodeterminazione che dovrebbe potersi spingere fino a darsi la morte”.

In realtà ci sono tantissime cose nella nostra società che non possiamo fare, neanche volendo. E, fra queste, soprattutto quelle che ledono la nostra incolumità e dignità. Ad esempio nessuno può lavorare senza contratto, oppure senza norme di sicurezza, o senza ferie. O circolare in auto senza cinture di sicurezza. E neanche ci possiamo fare schiavi, sia pure volontariamente, perché la schiavitù è stata abolita alcune centinaia si anni fa.

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Ma se non possiamo fare tutte queste cose, come si può pensare di essere talmente “autodeterminati” da poterci uccidere, o “farci uccidere” da qualcun’ altro? Legalizzare eutanasia e suicidio assistito significherebbe non andare verso il progresso, ma tutto il contrario: distruggere secoli di conquiste sociali. Dovrebbero capirlo soprattutto certi sindacati, come la CGIL, che invece strizzano l’occhiolino a Cappato & C.

Gli organizzatori del convegno di Pavia fanno anche notare che “la legalizzazione della morte procurata cozza contro il principio dell’ abrogazione della pena di morte. Cosa è infatti l’eutanasia se non la reintroduzione della pena di morte sotto mentite spoglie? Ed è veramente paradossale che la battaglia per l’ eutanasia legale sia portata avanti proprio da coloro che chiedono l’ abrogazione della pena capitale, al grido di ‘nessuno tocchi Caino “.

Posizioni isolate ed “estremiste” quelle affermate dai promotori del convegno al Broletto? Non si direbbe proprio. Basti pensare alla dichiarazione congiunta delle 3 religioni monoteiste abramitiche (cattolica, ebraica ed islamica) sulle problematiche del fine vita stilata il 28 ottobre, ove si afferma:

“Ci opponiamo ad ogni forma di eutanasia – che è un atto diretto deliberato e intenzionale di prendere la vita – cosi come al suicidio medicalmente assistito che è un diretto, deliberato ed intenzionale supporto al suicidarsi – in quanto sono atti completamente in contraddizione con il valore della vita umana e perciò di conseguenza sono azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”.

O pensiamo alle recenti dichiarazioni contrarie a eutanasia e suicidio assistito della World Medical Association (WMA), che rappresenta le associazioni mediche nazionali di 114 Paesi del mondo. O quelle analoghe della FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri). Insomma chi si oppone alla legalizzazione della morte procurata ha delle ottime ragioni, ed è in ottima compagnia. Probabilmente più numerosa di quelli che sostengono il contrario, anche se le loro “idee” (si fa per dire) vengono pompate dai media fino all’inverosimile, e spacciate come le uniche ammissibili.

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