Un grande cubo di 70 metri quadri, coi vetri leggermente oscurati, pieno di arredi a misura di bambino, tavolini bassi, piccole sedie, tappeti, e tanti giochi: l’IRCCS Maugeri di Pavia ha, da oggi, la sua Area Gioco-Incontro.

Maugeri, nasce l’Area gioco-incontro per i figli dei pazienti

Pur non avendo specialità pediatriche, l’Istituto è meta di molti piccoli ospiti, che sono congiunti di persone ricoverate, spesso con patologie difficili, come quelle dell’area oncologica, senologica, della riabilitazione spinale, ma non è infrequente che dei bambini si rechino all’Ambulatorio di Cardiologia molecolare, una delle poche strutture in Italia in grado di diagnosticare cardiopatie genetiche e rare, come il QT Lungo e la Sindrome di Brugada.

“Dovevamo rispondere a questa esigenza crescente”, ha detto il direttore, Mario Melazzini, inaugurando l’Area, “tenendo conto delle esigenze dei nostri pazienti e dei loro figli o nipoti. Il tutto nel quadro di un’azione di umanizzazione dei luoghi di cura, che ha riqualificato molti spazi dell’ospedale, con l’apertura di una parafarmacia, la realizzazione di una vasta area Lounge e relax, il varo di Maugeri in Arte, un ricco cartellone di eventi culturali, per degenti, caregiver ma anche cittadini, curato dalla responsabile degli Acquisti e del Patrimonio, Annalisa Andaloro”.

L’Area è collocata nell’atrio dell’ospedale al civico 10 di Via Salvatore Maugeri, ed è stata pensata dal Servizio psicologico dell’Istituto.

“Bambini e ospedale, sembrano due temi inconciliabili”, ha detto Paola Gabanelli, psico-oncologa che ha lavorato al progetto sin dall’inizio, “eppure i bambini frequentano i nostri ospedali non solo come fruitori diretti delle cure mediche, ma anche come visitatori nel loro ruolo di figli, nipoti, amici di pazienti ricoverati”. Le regole sanitarie, spiega la psicologa impongono infatti “dei veti (sotto i 12 anni, non si può accedere ai reparti, ndr), veti disattesi dall’impellenza e dalla necessità delle vicissitudini umane, per cui quando ad essere ricoverato è un genitore giovane, che si sta sottoponendo ad una terapia salvavita o sta affrontando un lungo e complicato percorso riabilitativo, si fanno delle eccezioni e i bambini salgono in reparto, spesso di nascosto dal personale sanitario, incontrando il proprio parente in una camera dove l’intimità emotiva non è certo favorita e dove sono sottoposti a stimoli (visivi, acustici, olfattivi) non adatti ad un apparato psichico ancora in evoluzione”.

D’altra parte, altre strutture ospedaliere come il bar, usato in alternativa alla camera ospedaliera, non è un luogo idoneo, “essendo un ambiente pubblico per lo più chiassoso e confusivo, non offre quella protezione che consenta una libertà e familiarità di movimento sia a livello comportamentale che emotivo, di cui abbisogna la relazione familiare–bambino”.

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Secondo Gabanelli, “la continuità della comunicazione e della condivisione emotiva tra paziente ricoverato e il suo familiare minore è fonte di un benessere psicofisico che va a supporto delle stesse cure mediche”, aggiungendo che “le lunghe ospedalizzazioni possono indurre anche nelle relazioni più intime come quelle genitore-bambino sensazioni di distacco e di estraneità. I bambini si esprimono e parlano più facilmente di sé attraverso il gioco o il disegno, strumenti che possono diventare dei facilitatori nel riprendere il filo di comunicazioni ed emozioni interrotte dal ricovero”.

L’Area sarà poi deputata “ai colloqui dei curanti con questi piccoli visitatori, che spesso, col consenso dei genitori, han bisogno che venga spiegato loro quel che sta succedendo alla salute del papà e della mamma”.

Una storia di solidarietà

La neonata Area bambini porta con sé anche una storia di solidarietà e di sensibilità collettiva: un anno fa, alcuni artisti contemporanei pavesi reinterpretarono infatti alcuni scatti della fotoreporter Marcella Milani, esposti nell’ambito di URBEX PAVIA REWIND , consentendo, con quelle opere, la realizzazione di un’asta benefica per acquistare i giochi e gli arredi della nuova struttura. I quadri dei Plumecake, Lele Picà, Marta Vezzoli, IUCU, Silvia Menazza, Ley e Gunter Pusch, furono battuti, uno via l’altro, nel giugno di un anno fa, permettendo di raccogliere diverse migliaia di euro, tutti impegnati nell’acquisto di giochi.

Altre donazioni, in danaro e in lavoro, sono arrivate dall’architetto Roberto Turino, dalla Claudio Del Bono manutenzione elettrica, dalla Beltrami costruzioni e dalla Celgene. Una mobilitazione solidale che ha contribuito in maniera decisiva a un investimento complessivo di 70mila euro.

“L’umanizzazione dei luoghi di cura”, ha concluso il direttore generale Paolo Migliavacca, “è uno dei cardini del lavoro di Maugeri negli ultimi anni, in profonda sintonia con il profilo di Società Benefit assunto dalla ICS Maugeri Spa sin dalla nascita, nel 2016. Essere una benefit corporation”, ha continuato, “significa pensare al paziente e al suo caregiver come portatore di interesse, rispondendo quindi non solo al suo bisogno di cura, ma anche ‘pensandolo’ nelle sue esigenze affettive e psicologiche più profonde”.

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