Allarme legionella: due ricoveri al San Matteo di Pavia. Si tratta di due persone di Vigevano, una si trova in rianimazione.

Allarme legionella: due ricoveri al San Matteo di Pavia

Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature la legionella torna a far parlare di sè. Nel pomeriggio di ieri si sono registrati due casi di legionella al San Matteo. Due le persone ricoverate al Policlinico, entrambe provenienti da Vigevano. Una si troverebbe ricoverata in rianimazione.

L’ultima segnalazione di un caso di legionella in Lombardia era giunta dal Cremonese dove una donna di 57 anni è deceduta alla fine di febbraio dopo aver contratto il virus. Altri casi erano stati segnalati nel Lodigiano. Contagi avvenuti dopo la morte di una 51enne nel Bresciano ai primi di novembre dello scorso anno.

La Lombardia ha vissuto un’estate da allarme rosso in cui si sono verificati molti contagi e alcuni decessi. Teatro principale dell’epidemia è stata proprio la Bassa. Bresciano, Alto Mantovano e Cremonese hanno fronteggiato, nel mese di settembre del 2018, anche un’esplosione di polmoniti da legionella. Il Lodigiano aveva registrato dei casi già all’inizio di luglio quando il diffondersi del batterio era stato favorito dal clima caldo.

Ma l’allarme legionella ha interessato un po’ tutte le province lombarde. Un caso si è registrato pure all’ospedale di Abbiategrasso, nel Milanese, anche se la situazione si è poi risolta positivamente.

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I casi in Italia: contagio e prevenzione

Mediamente, in Italia, si registrano circa 1300 persone infezioni da legionella, causati da un piccolo batterio sottile che può dare origine a una forma di polmonite che si rende manifesta dopo circa 5-6 giorni di incubazione.

E’ possibile adottare comportamenti che permettano di prevenire il contagio trattandosi di un batterio che si annida nell’acqua e si trasmette attraverso l’acqua nebulizzata, per inalazione, come conferma l’Istituto superiore di Sanità. Il contagio avviene respirando le goccioline d’acqua diffuse da docce, rubinetti e condizionatori. In particolare le possibilità di contagio aumentano nei casi in cui viene utilizzata acqua calda, dato che questo microrganismo si sviluppa e replica a temperature al di sopra dei 25 gradi. E’ quindi importante sottolineare che la malattia non si trasmette da uomo a uomo, né bevendo o usando acqua per cucinare.

Per tenersi al sicuro è bene evitare di esporsi a vapore acqueo, pulire spesso i filtri dei rubinetti, i bollitori e altri serbatoi di acqua domestica. Può essere un buon escamotage quello di lasciar scorrere l’acqua della doccia ad alte temperature per neutralizzare il batterio, che muore dopo i 55 °C. E’ raccomandabile inoltre non utilizzare acqua di rubinetto per gli apparecchi di aerosolterapia e ossigenoterapia.