Concessi i domiciliari a Roberto Formigoni: il Celeste lascerà il carcere. I giudici del Tribunale di Sorveglianza, ai quali si erano appellati i giorni scorsi  l’ex governatore di Regione Lombardia e i suoi legali Luigi Stortoni e Mario Brusa, hanno dato parere positivo alla richiesta di detenzione domiciliare. Formigoni, che si trova in carcere dallo scorso 21 febbraio 2019 per lo scandalo sanitario Maugeri-San Raffaele, potrà quindi presto lasciare la casa circondariale di Bollate.

Concessi i domiciliari a Formigoni

Dopo cinque mesi trascorsi nel carcere di Bollate, l’ex presidente di Regione Lombardia finirà di scontare la pena ai domiciliari: una condanna a 5 anni e 10 mesi per corruzione nell’ambito del processo Maugeri-San Raffaele. Al centro, c’erano regali pagati dall’istituto Maugeri di Pavia e dell’ospedale San Raffaele, secondo gli inquirenti, in cambio di favori con delibere di giunta per circa 200 milioni di euro di rimborsi pubblici.

La richiesta dei difensori

A decidere le nuove disposizioni, i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano che hanno accettato le richieste dei legali di Formigoni, Mario Brusa e Luigi Stortoni. I due avvocati avevano sollevato la questione dell’irretroattività della legge spazzacorrotti, che ha imposto una stretta alle misure alternative al carcere per i pubblici ufficiali condannati per corruzione, anche se ultrasettantenni, come Formigoni, 72 anni.

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Dove sconterà la pena?

Su dove andrà il Celeste, il legale al momento Luigi Stortoni non si pronuncia. “Un suo amico di Milano ha dato la disponibilità ad accoglierlo mentre sarà ai domiciliari” si limita a dire anche se smentisce che si possa trattare di Alberto Perego, che in passato gli era stato molto vicino.

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