Antonino Benfante, detto “Palermo”, era stato condannato all’ergastolo.

La storia del killer di Quarto Oggiaro

Nel 2013 aveva ucciso i due fratelli Tatone, Emanuele e Pasquale, e Paolo Simone autista e aiutante di Emanuele. Grazie alle riprese delle videocamere e ad altri elementi probatori si era riusciti ad arrivare ad Antonino Benfante, individuandolo come l’autore degli omicidi. Secondo la ricostruzione dell’accaduto e del movente, i due fratelli Tatone sarebbero stati uccisi in quanto rivali in affari del Benfante: a quanto pare si dividevano le stesse piazze della droga nel quartiere popolare di Quarto Oggiaro a Milano. Simone, invece, sarebbe stato un “semplice” effetto collaterale della faida: era presente sul posto quando Benfante doveva uccidere Emanuele.

La condanna e la conferma della cassazione per il killer di Quarto Oggiaro

Benfante, siciliano d’origine di 55 anni, era stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni. Nell’aprile del 2018 la Corte di Cassazione aveva confermato definitivamente la condanna. Da allora, probabilmente avendo capito di aver perso ogni speranza di una possibile libertà, il killer aveva cominciato a manifestare forti segnali di malessere e di sofferenza nella sua cella del carcere di Vigevano.

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Il suicidio di Benfante

Poi il suicidio. Si è tolto la vita cercando di impiccarsi in cella con la maglietta che indossava. A seguito di questo estremo gesto però, sarebbe caduto battendo forte la testa: trasportato d’urgenza all’ospedale di Vigevano e lì ricoverato, è morto dopo 11 giorni di agonia e dolori.

Benfante era anche malato di Parkinson e aveva subito un’operazione. Ma le sue condizioni di salute non era però parse così critiche da acconsentire alla richiesta di scarcerazione.

A seguito del decesso del killer di Quarto Oggiaro, i suoi organi sono stati donati a chi ne aveva bisogno, seguendo le disposizioni di quest’ultimo.

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