In coma dopo l’attesa al pronto soccorso di Pavia: “Sono stato miracolato”. Il racconto del 60enne Roberto Dehò.

Cinque ore di attesa

E’ arrivato al pronto soccorso dell’ospedale San Matteo di Pavia con un fortissimo mal di testa nel pomeriggio dello scorso 5 marzo 2019. E’ stato spostato su una barella e infine visitato solamente la sera, dopo circa cinque ore, quando ormai le sue condizioni erano disperate. E’ il racconto del 60enne Roberto Dehò, che ripercorre la propria odissea di quel giorno.

“Avevo ormai perso conoscenza”

Dehò racconta che quel giorno, mentre si trovava sulla barella, medici e infermieri ogni tanto si fermavano per chiedergli nome e cognome: probabilmente non un accertamento sulla propria identità, ma un modo per verificare che l’uomo fosse effettivamente presente. Fino a quando, ricorda sempre l’uomo, nella prima serata, ha iniziato a perdere conoscenza. In quel momento i sanitari l’hanno portato nell’ambulatorio dei medici: ricorda che gli abbiano chiesto un’ultima volta di ripetere nome e cognome, dopodiché il buio. Da lì, riporta sempre il 60enne, è stato portato in Rianimazione e, dopo le cure ospedaliere, il giorno successivo è stato portato alla clinica Mondino. Ai parenti, riferisce sempre l’uomo, non è stato detto nulla fino a quando non è arrivata la minaccia di chiamare i carabinieri.

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“Sono stati bravi, ma ho rischiato tantissimo”

Il 60enne spiega di non essere intenzionato a sporgere denuncia né di volere soldi dall’ospedale di Pavia. Ma sottolinea anche come sia necessario agire sui tempi del pronto soccorso in modo che non capitino più vicende di questo tipo. “Ho sofferto tantissimo e ho rischiato grosso. Sono stato salvato in extremis da medici e operatori a cui devo la vita. Ma alcune cose devono per forza cambiare”, spiega Dehò. Quel 5 marzo, per il pronto soccorso dell’ospedale San Matteo di Pavia, fu una giornata particolarmente convulsa e complicata.

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