“Inizio col dirvi il suo vero nome: Carlo Bruciamonti, nato il 03.05.1941″ : questa è la prima cosa che ci racconta Valeria, nipote di Carlo.

La vita di Carlo Bruciamonti prima che diventasse “il clochard Carlo”

Carlo Bruciamonti faceva parte di una famiglia benestante e da giovane faceva il croupier nel casino’ di San Remo. All’età di 19 anni si è sposato per amore, lo stesso dal quale è venuta al mondo Maila, la prima delle sue due figlie.
Sei anni più tardi Carlo diventa papà per la seconda volta di un’altra bambina ma le cose non proseguono lisce come per la prima gravidanza: il suo matrimonio finisce.
Le sue due figlie e la moglie cambiano città e da Arma di Taggia si trasferiscono a Milano, città nativa della donna, la stessa dove sono nate entrambe le bambine.
Da allora, purtroppo, di Carlo le sue due figlie e la moglie non hanno più avuto alcuna notizia: l’uomo non si è presentato neanche il giorno del divorzio  in tribunale.
Passano più di 40 anni e arriva il 20 maggio 2019: la data della morte di Carlo. La ex moglie viene contattata da un avvocato che le comunica il triste avvenimento, raccontandole di come aveva vissuto la propria vita negli ultimi 20 anni.
Carlo non c’è più ma la sua famiglia è carica di domande, di dubbi relativi ai 30 anni precedenti la sua scelta di vivere in strada. Si cercano disperatamente risposte da chiunque possa fornirne.

L’ultimo saluto al clochard Carlo: una commovente omelia

Ne parla con affetto Don Dario Crotti, direttore della Caritas diocesana di Pavia che negli anni ha aiutato Carlo. Oggi, Mercoledì 17 Luglio, nella chiesa di Santa Maria del Carmine sono stati celebrati i funerali, dando così a Carlo l’ultimo saluto.

“Caro Carlo, Carlino come con tanti amici preferivamo chiamarti, come vedi al compimento della tua vita raccogli un frutto di amicizia, vicinanza e Amore che forse ne tu ne tutti noi potevamo nemmeno immaginare; siamo qui tanti, diversi, con tante storie e sensibilità che tu sei riuscito a comporre, a unire facendo emergere per la nostra città e comunità ecclesiale qualcosa di bello e di vero: il farsi prossimo di cui proprio domenica scorsa nella parabola del samaritano il Vangelo ci raccontava.”

Non si abitano spazi, ma relazioni

All’apparenza la tua poteva “sembrare” una vita ai margini, ma in realtà, e lo si è capito subito da quel lunedì mattina quando sei tornato nella casa del Padre, era al centro di tante altre vite: la signora che ti portava qualcosa da mangiare, la studentessa che scriveva “ti vedevo tutte le mattine andando a scuola dal pullman, mi mancherai”, chi ha scritto “il tuo sguardo trasmetteva bontà e gentilezza, tornando a casa, la sera, mi sentirà più sola”: allora tutto questo ci fa dire una serie di cose, semplicemente per dirti GRAZIE, perché sei stato capace di educare, di tirare fuori dai nostri cuori il meglio. Se all’apparenza eri un uomo senza casa, in realtà tu hai abitato la città meglio di tanti altri; non si abitano spazi, ma relazioni, e tu in queste sei stato davvero un grande; la tua è stata una grande capacità di apertura e di disponibilità verso chiunque passava, e tutto questo nonostante la vulnerabilità di chi indifeso abitava quel pezzo di strada, di marciapiede.”

Era rivoluzione di tenerezza

“Se all’apparenza oggi vanno avanti solo quelli che sono arroganti, che con le parole agitano i cuori per minacce, violenza, e sono sempre contro qualcuno, la tua è sempre stata una parola gentile di tenerezza; sei stato quella rivoluzione della tenerezza di cui le beatitudini e anche Papa Francesco ultimamente ci parla in continuazione: alla durezza di chi crea muri e barriere, tu hai preferito il linguaggio gentile di crea ponti, unione, prossimità e calore; chi veniva da te, lo ricordo quando con i giovani del mercoledì sera venivamo a trovarti, usciva sempre con un sorriso per una parola gentile; avresti potuto avere sempre mille motivi per lamentarti, ma alla domanda “ciao Carlo come và? La tua risposta era sempre “bene bene e voi?”; alla domanda hai bisogno qualcosa “no grazie” era sempre la tua risposta”; una bella lezione; noi spesso, io per primo ci lamentiamo, non va mai bene niente, non ci accontentiamo mai, crediamo che la felicità e la beatitudine sia nell’ avere sempre di più, nel possesso di cose e di altri, invece tu ci hai insegnato con i fatti e non con le parole, che non è così che è proprio il contrario; non è trattenendo per noi, ma aprendo le mani e lasciando andare che ci si ritrova.

Il suo sguardo trasmetteva dolcezza

“Il tuo sguardo; il tuo sguardo trasmetteva dolcezza, fiducia e tenerezza; questo sguardo è stato un dono per chi ti ha incontrato, ho in mente soprattutto i giovani, che non rimanevano indifferenti dopo averti incontrato e per i quali pur senza saperlo sei stato un aiuto; un incoraggiamento nelle difficoltà, un educatore che faceva pensare e riflettere, che invogliava tutti a uscire da se stessi e andare incontro all’altro; con te non erano importanti le cose che ci si scambiava, ma il tempo trascorso insieme e anche a noi hai insegnato che la Carità, l’ Amore, non è questioni di cose date e scambiate, ma di tempo donato e condiviso, di perdere tempo insieme; anche su questo ne abbiamo di strada da fare.”

L’inseparabile bicicletta

“La tua bicicletta, compagna inseparabile, con la quale ti muovevi, uscivi e rientravi nella tua base; non possiamo dimenticarla, e abbiamo saputo che ci verrà donata, come ricordo di te, chi ci invita a metterci sempre in cammino, a pedalare”.

Ciao Carlo

“Caro Carlo, finisco, forse con quella che doveva essere la premessa: non è facile parlare di una persona che di parole ne ha dette poche, ma che primariamente sapeva tacere e ascoltare, guardare il mondo con gli occhi della tenerezza e dell’ Amore: grazie per tutto questo, e sicuramente per il tantissimo altro che sei stato, oltre le apparenze: senza casa? No tu hai abitato benissimo la città. Povero? No tu eri e sei ancora ricco di umanità e di Amore che è l’anima della Vita. Ai margini? No perché tu sei ancora oggi al centro di tanti cuori, dei nostri cuori.”

(Nella foto di copertina Carlo Bruciamonti tratta dal sito di Caritas Pavia)

Giordana Liliana Monti

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