Oltre 300 lavoratrici degli appalti legati alle mense scolastiche provenienti da tutta la Lombardia hanno partecipato ieri, martedì 19 giugno 2018, al presidio davanti alla sede INPS Direzione Regionale in via Gonzaga a Milano.

Mense scolastiche, lavoratrici in agitazione

Ogni anno più di tre mesi di contribuzione persi che posticipano la pensione. Per questo Filcams Cgil, Uiltucs e Uiltrasporti hanno chiesto all’INPS di intervenire per far modificare la normativa italiana sul lavoro a tempo parziale di tipo “verticale ciclico” che oggi allontana la data del diritto alla pensione rispetto alle lavoratrici a tempo pieno, creando di fatto un’ingiusta disparità di trattamento.

Per queste lavoratrici l’INPS non considera utili per il diritto all’accesso alla pensione 52 settimane all’anno, perché la sospensione estiva del contratto di lavoro per la chiusura delle scuole, non viene conteggiata ai fini contributivi.

Tuona la Cgil

Si parla tanto:

• di reddito di cittadinanza, ma per oltre 100 mila lavoratrici degli appalti scolastici si annuncia un’estate senza reddito
• di rivedere la Fornero, a troppi sfugge che ci sono lavoratrici a part time ciclico che oggi devono lavorare almeno 50 anni per maturare 40 anni di contributi per accedere alla pensione
• di ridurre gli sprechi, il mancato adeguamento della normativa italiana alla direttiva europea sulla non discriminazione dei part time ciclici, costringe migliaia di lavoratrici a promuovere vertenze legali, nelle quali la soccombenza è matematicamente certa dell’INPS. Oggi sono 2300 in Lombardia le lavoratici pronte a ricorrere nei confronti dell’INPS. Se il governo non interverrà il rischio è che l’INPS per le eventuali cause, per le spese di giudizio di 1° grado, si dovrà accollare oltre 4,5 milioni di euro.

Di questo ha preso atto il Direttore Regionale, durante il Presidio e ci ha informato che l’INPS già nel 2016 aveva scritto al Ministero del Lavoro facendo anche una proposta di modifica dell’art.11 del decreto legislativo n. 81 del 2015 in questi termini “Il periodo prestato con contratto di lavoro a tempo parziale è da considerarsi utile per intero ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione” e lo scorso dicembre 2017 la stessa è stata ripresa dal Direttore Generale e rinviata al Ministero del Lavoro.

Nel frattempo finché non si modifica la normativa di riferimento, ha ribadito il Direttore Regionale per l’Istituto di Previdenza non ci sono deroghe.

Pertanto, nonostante il contenzioso legale e l’orientamento giurisprudenziale consolidatosi nel corso di oltre un decennio, l’Inps continuerà a calcolare l’anzianità contributiva delle lavoratrici con part time verticale ciclico sulla base dell’effettivo lavoro, escludendo i periodi non lavorati. Filcams – Cgil , fino a quando non verrà affermato il diritto, al riconoscimento di tutta l’anzianità contributiva inclusa quella relativa ai periodi di non lavoro coincidenti con la chiusura delle scuole, continuerà a ricorrere alla via giudiziaria.