Ha destato molta impressione nell’opinione pubblica la notizia dell’aggressione da parte di un lupo ai danni di un cane domestico. E’ accaduto recentemente sull’Appennino pavese, in una zona proprio al confine con l’Emilia Romagna e il fatto ha offerto il destro per la riapertura sul dibattito circa la coesistenza fra questa specie protetta e gli abitati montani.

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Lupi nell’Oltrepò Pavese

A Scaparina, 1.100 metri di altitudine, nei pressi di Brallo di Pregola, i padroni del cane Bric hanno trovato nel cortile di casa resti dilaniati del loro animale. Avrebbero avvistato nei giorni precedenti, nei boschi limitrofi, alcuni lupi e non è stato quindi difficile per loro fare due più due…

Sì ma quanti sono i lupi che realmente si aggirano in quella vasta zona dell’Appenino fra Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza? Ed è vero che attaccano le greggi, i bovini, ma anche cani, mettendo a repentaglio la sicurezza di quelle zone?

S’è parlato di una cinquantina di esemplari (divisi in branchi da quattro o cinque) e di un monitoraggio da parte dell’Università di Pavia, ma loro, le guide naturalistiche costantemente sul campo, ci hanno aiutato a comprendere meglio il fenomeno e a inquadrarlo nelle giuste proporzioni.

La guida naturalistica spiega

Ad offrirci il suo contributo è stato Marco Ciccolella di Guidanaturalistica.com, che invita a non cedere ad allarmismi:

“L’attenzione va posta sul numero di individui segnalati, 50. Le stime, e parlo di stime e mai in caso di lupi di numeri precisi, sono decisamente inferiori. Riportare dati così precisi è irresponsabile ed errato perché si fomentano situazioni non realistiche. Il territorio interessato dal fatto è soggetto già dagli anni 80 da studi dell’Università di Pavia, ma a livello di ricerca indipendente credo sia difficile stimare o capire chi effettua studi e in che modo, lo stesso discorso vale per avvistamenti di “canidi” che non vengono mai accompagnati da documentazione fotografica o video”.

“Una convivenza è possibile”

Insomma, la realtà attuale conferma la presenza della figura del lupo sul territorio, ma l’attenzione secondo Ciccolella deve essere posta anche sul “comportamento” dell’uomo.

“Il lupo resta un predatore opportunista e elemento indispensabile per un corretto equilibrio ecologico del territorio, sicuramente è il momento di approfondire la tematica di “una convivenza possibile” così da poter condividere esperienze diverse e poter raggiungere, in futuro, una situazione più trattabile e gestibile”.

Rimane, infatti, centrale per l’ambientalista “il discorso di come le greggi, mandrie o animali da cortile sono tenuti o protetti sul territorio. Senza strumenti di difesa un predatore per istinto rimane predatore e colpisce sempre e preferibilmente le prede più indifese”.

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L’assessore regionale Rolfi

Sul tema ha preso posizione anche l’assessore lombardo ad Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi:

“Nessuno mette in dubbio il valore della biodiversità, ma a fronte però di una densità di lupi tale da generare situazioni oggettive che fanno venir meno la sicurezza delle popolazioni, servono azioni condivise di prevenzione e gestione”.

Così il politico durante un incontro, tenutosi ieri a Trento, fra sette Regioni alpine, proprio sul tema della gestione dei grandi predatori, in particolare orsi e lupi.

QUI L’INTERVENTO INTEGRALE: Controllo dei lupi: sette Regioni fanno fronte comune, Lombardia c’è

 

daniele.pirola@netweek.it