“Uno degli strumenti principali per ridurre il consumo di suolo è la rigenerazione urbana, ovvero il recupero di aree e fabbricati dismessi. In Lombardia ci sono 914 siti da bonificare e 3mila aree dismesse distribuite in 650 comuni. Nella sola provincia di Pavia, su una superficie di quasi 434 ettari, ve ne sono 299, circa il 9%. Una legge che non si occupa prioritariamente di queste, non è una buona legge per la rigenerazione urbana”: è  il commento di Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd, dopo l’approvazione della legge sulla rigenerazione urbana, passata senza i voti dei dem che, tuttavia, sono riusciti ad apportare qualche significativa correzione.

“Abbiamo limitato il danno di una legge che rimane sbagliata nell’impianto, perché non aiuta chi deve fare le bonifiche, non si concentra sulle aree dismesse e non tiene conto delle differenze dei diversi territori della Lombardia – spiega Villani –. Con i nostri emendamenti siamo però riusciti a restituire ai Comuni la possibilità di decidere la premialità, sia per i volumi che per gli oneri, al contrario di com’era la legge nella sua formulazione originaria. Ora saranno i Comuni a decidere, in linea con i propri Piani di governo del territorio, e non la Giunta regionale con criteri imposti dall’alto. Abbiamo anche messo un freno alla trasformazione delle cascine verso destinazioni che nulla hanno a che fare con l’agricoltura”.

La legge

La nuova legge, anche grazie agli emendamenti del Pd, dà la possibilità ai Comuni di assegnare bonus volumetrici fino al 20% e riduzioni di oneri fino al 60%, secondo criteri che la Giunta regionale definirà, per chi recupera un’area dismessa o sostituisce un fabbricato in disuso. Nella formulazione originale la Regione imponeva dall’alto ai Comuni incentivi e sconti degli oneri in modo indiscriminato. Durante la discussione è stato approvato anche l’emendamento che limita le trasformazioni del patrimonio agricolo alle aree già dismesse all’entrata in vigore della legge e non a tutte le aree dichiarate dismesse da almeno tre anni dal proprietario. Possibilità contestata dal Pd in quanto incentivo di fatto a dismettere il patrimonio agricolo per ottenere la possibilità di trasformarlo in altro, ottenendo anche i benefici volumetrici e di sconto degli oneri di urbanizzazione.

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